- L'AMORE DI VALLATA PER SAN VITO - A cura del Prof Severino Ragazzo

L'AMORE DI VALLATA PER SAN VITO
A cura del Prof. Severino Ragazzo.


    Lo spunto per questo articolo mi viene dalla pubblicazione da parte del giornale “il quotidiano” ex “corriere dell'irpinia”, edizione irpinia del 1° febbraio del 2015 a nome di Fiorenzo Iannino (a cui un grazie è d'obbligo) della notizia con il titolo “Vallata 1773: la folla in festa per San Vito per la proclamazione del santo martire quale compatrono del paese”.
    Un percorso che ebbe bisogno di diversi assenzi:
    − Inoltro, prima del 12 marzo dello stesso anno, della richiesta a Roma alla Sacra Congregazione dei Riti da parte del procuratore del clero locale monsignor Michele Colella.
    − Il 12 marzo pronunciamento in assemblea di tutto il clero di Vallata con voto favorevole unanime (arciprete Donato Zamarra, 32 sacerdoti, due diaconi e due suddiaconi ).
    − Il 2 luglio L'universitas (l'allora comune) si pronuncia all'unanimità (sindaco Domenico Gallicchio alla presenza di Pasquale Giacchetti governatore del feudo degli Orsini a Vallata).
    − Il 4 settembre la Sacra Congregazione dei Riti, ascoltata la relazione favorevole del cardinale sannita Gennaro De Simone, accoglie la richiesta.
    − Il 16 ottobre il vicario del vescovo di Sant'Angelo dei Lombardi attribuisce tutte le prerogative alla dignità di compatrono di San Vito per Vallata.
    − Il 17 ottobre il popolo vallatese, con i forestieri giunti per l'occasione dai paesi vicini, festeggia l'evento nel Largo Fontana dove era stato allestito un altare con l'immagine del Santo.
    I dignitari del paese leggono i documenti della proclamazione ufficiale (sindaco nel frattempo Domenico Colicchio, primo eletto Carmine Pelosi, gli altri eletti Santo Mazzeo, Giuseppe Mancino e Matteo Palmisano)(1).

    Doveva essere questo periodo, il 1700 specie la seconda metà, di grande fervore nella popolazione per il culto di San Vito.
    Già in un mio lavoro letterario(2) ebbi modo di specificare che:
    − Proprio in questo secolo si diffonde il nome Vito tra gli abitanti di Vallata(3).
    − E' nel 1777 che viene costruito l'altare maggiore che qualcuno ha voluto pensare prodotto dallo stesso artista che qualche anno dopo rifece l'altare maggiore della chiesa Madre (La scritta alla base: A.D. 1777- SUB PRIORATU PASCALIS DE ERRICO).
    − anno 1793 costruzione degli altari laterali disposti uno a sinistra e l'altro a destra, dedicati a San Gaetano e Sant'Andrea (La scritta alla base: D. MICHELE DE NETTA PROC. A.D. 1793).
    − Del 1816 la scritta sulla finestra del lato est, forse in occasione di un nuovo intervento di manutenzione della chiesa (A.D. 1816).
    − Altri interventi sono stati fatti nel 1874 (3 bis), nel 1927 ( manifesto della festa riportato da Tommaso Pavese )(4).
    − Dal 1990 fino al 2013 il comitato che ha preceduto l'attuale è intervenuto massicciamente sull'intera struttura lasciando un gioiello di chiesa che è quella che oggi appare. Sul portale ho avuto modo di scrivere nella ricerca “portali, chiavi e stemmi a Vallata”(4 bis).
    Sull'ipotesi dell'insediamento della cappella di San Vito sulla collina omonima, condivido l'analisi del prof. Vito Antonio Nufrio(5) che la stessa sia antecedente al 1537 quando l'istituzione del regno di Napoli dichiarò l'inizio dello svolgimento della fiera, con una piccola riserva nel restringere il periodo al XV° secolo, dato che il XIV° era stato un periodo nero per la vita dell'Europa a causa della peste che aveva decimato le popolazioni compresa anche quella di Vallata; forse è da pensare al periodo aragonese.
    Per la grandezza penso che all'inizio c'era una cappelletta nell'ambito del perimetro dell'attuale abside e presbiterio e che nel XVIII° secolo sia stata ampliata nella parte antistante, periodo nel quale ci fu un grande fervore al culto del santo.

    E' il fattore economico che oltre al culto fa grande l'interesse dei vallatesi per San Vito.
    La fiera che si rinnovava ogni anno, in un mese propizio alla compravendita di tutto, dagli animali agli attrezzi agricoli e artigianali, ai prodotti alimentari allorché venivano commercianti della regione Campania ma anche di altre regioni vicine.

    Gli ultimi scampoli di fiera si notano fino agli anni ottanta del secolo scorso (vedi foto di Fiore Barbato anno 1981 -sito www.sanvitovallata.wordpress.com ).
    Mia nonna Mancini Maria Domenica raccontava che dalle contrade di Vallata, (lei veniva da Sferracavallo), i contadini partivano e si accampavano per tutta la durata della fiera nei d'intorni della collina. Aveva lei una casa vecchia a San Vito dove la sera chiudeva gli animali e riusciva pure a cucinare qual cosa, avendo una “furnacedda” a disposizione.
    Si spiega anche come i proprietari delle case vecchie di Vallata, delle vie di San Vito, San Rocco, Santa Maria, Tiglio, Annunziata erano per la maggior parte contadini che avevano le loro attività agricole a Sferracavallo, Mont'Albi, Mezzanella, Serra Polla, Terzo di Mezzo, Vallon Castello, mentre quelli di San Giorgio alle contrade Carosina, Padula, Maggiano.
    Oggi un pallido ricordo della fiera è dato dal mercato che nel giorno del Santo si snoda dalla cappella fino ad arrivare quasi a via XX Settembre.

    Fino al 1800 San Vito ha avuto un discreto patrimonio (vedi descrizione che ne fa Sergio Pelosi(6) nel libro dal titolo “Comunità di Vallata tra Chiesa Madre, Cappellanie e Regia Dogana” a pag.90 e 91 dove illustra un contenzioso tra la cappella di San Vito e privati cittadini cosiddetti usurpatori nel giudizio svoltosi nel tribunale della Regia Dogana di Foggia, esibendo il procuratore don Crescenzo Tanga un rogito, redatto dal notaio Fabio Magaletta il 16 maggio 1741, che elencava tutte le proprietà della cappella valutate intorno a 300 ducati di quel tempo e consistenti in terreni, masserie, un palazzo di fabbrica, a Vallata, Trevico e perfino sul territorio di Mugnano.

    L'aia di San Vito: è esistita per decenni del secolo scorso fino agli anni 70, la più grande del paese e forse dell'intero territorio della Baronia, prima che si diffondessero le mietitrebbie.
    I covoni (“casazzi” ), a centinaia, venivano allestiti già dai primi giorni di luglio col trasporto dei mannelli (“gregne”) con carichi di animali nelle cosiddette “nache” o con i camion che erano comparsi nel frattempo.
    La trebbiatura durava a volte un paio di mesi o con una trebbia o anche con due.
    Da dietro la cappella, ai lati e d'avanti i manufatti arrivavano fino a San Rocco e suoi d'intorni, prima che nel 1960 costruissero le case popolari e ne limitassero lo spazio.


    Venivano poi lasciate dai fornai le mete di paglia che servivano durante l'anno ad alimentare i forni e noi ragazzini, negli anni 50, ci divertivamo a mettere le tagliole specie nel periodo della neve per acchiappare dei poveri passeri affamati e infreddoliti (che sadismo).
    Chiaramente ogni contadino lasciava ai “mast' r' fest'” (Comitato festa) il dovuto obolo in grano che serviva per organizzare la festa dell'anno successivo.
    In mancanza di foto il disegno che segue, elaborato dalla brava Valeria Cornacchia, vuole rendere l'immagine dell'aia di San Vito fino agli anni 70 del secolo scorso.

    Il pascolo sulla collina di San Vito: fino agli anni 70 del secolo scorso, prima che costruissero il campo sportivo, il terreno intorno alla cappella si prestava per tutto l'anno al pascolo e se ne giovavano gli allevatori che abitavano nelle vicinanze.
    Non mancavano “cardarelle” e “prataioli”, funghi che crescevano molto bene perché concimati dallo sterco degli animali.
    A margine dell'articolo voglio ricordare la triste vicenda che la cappella dovette assistere nel 1861 per l'uccisione di 7 briganti della banda Cerrone di cui due di Vallata e cinque di Trevico(7) nonché il paventato pericolo che nel settembre del 1943 i tedeschi, da quell'altura, potessero bombardare il paese mentre erano in ritirata verso Cassino.
________________________________________________________________________________
(1) In quel periodo il sindaco e gli eletti venivano rinnovati ogni anno.
(2)”Festività a Vallata: cinque celebrazioni e sei processioni in un mese e mezzo”- articolo in www.vallata.org
(3) “Nomi, Cognomi, Soprannomi a Vallata”- articolo in www.vallata.org.
(3 bis) Delibera comunale del 29/6/1874.
(4) ”Scritti vari” di Tommaso Maria Pavese, pag 142-143, cartaceo ma anche sul web nel sito www.vallata.org
(4 bis) " Portali, Porte, Stemmi a Vallata" -articolo in www.vallata.org.
(5) “La festa – fiera di San Vito a Vallata; ermeneutica degli aspetti religiosi, civici, culturali e folcloristici- edizione marzo 2011, cartaceo ma anche sul web nel sito www.vallata.org.
(6) “Comunità di Vallata tra chiesa madre cappellanie e regia dogana delle pecore” di Sergio Pelosi- editore Bastogi- marzo 2008, cartaceo ma anche sul web nel sito www.vallata.org.
(7) “il brigantaggio a Vallata e nella Baronia di Vico”- articolo in www.vallata.org e in www.upirpinia.it.

__________________________________________

Pagina Precedente Home