Comunità di Vallata tra Chiesa Madre, Cappellanie e Regia Dogana - Sergio Pelosi — I tratturi e loro importanza.

Capitolo I
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1.2 I tratturi e loro importanza.

        La loro larghezza all’origine era di poco superiore ai 111 metri e la loro estensione serviva a garantire agli animali una sufficiente quantità di erbaggi nel corso dello spostamento tra pascoli estivi ed invernali. C’erano, poi, i bracci di tratturo larghi 55 metri ed i tratturelli di 15-18 metri che rimasero immutati nei secoli e che servirono a snellire il flusso armentizio formando, una rete capillare attraverso tutto il territorio del Regno di Napoli, abbracciando più regioni e snodandosi per centinaia di chilometri, collegando i pascoli estivi del Gran Sasso, della Maiella e dell’Alto Molise con gli erbaggi pugliesi. Lungo quei duri percorsi non viaggiavano solo capre, pecore, vacche e giumente ma tutta una serie di personaggi, dai “formaggiari” ai “fuscellari” che intrecciavano i giunchi per i canestri delle ricotte e delle “pezzotte di pecorino”, dai “maniscalchi o ferraciucci” per la ferratura degli equini ai “bassettieri” che commerciavano le pelli degli animali, ”bastai e sellai” per cucire o riparare i basti e le selle, i “compassatori” per misurare le terre assegnate alle greggi, a cui s’aggiungevano i “capobutteri” che si prendevano cura delle mandrie di giumente oltre che essere responsabili degli arredi necessari a tutta la carovana e dispensavano olio, sale e pane, seguivano i “butteri” che conducevano gruppi non numerosi tra muli e giumente, i “butteracchi” che facevano servizi vari tramite gli asini, i “gargari” o “quatrali” che erano dei ragazzi gregari con funzioni di garzoni, i  ”vaticali” che erano dei valutatori di animali, per finire ai “locati”, cioè ai proprietari degli animali che, a volte, si servivano degli agenti di fiducia per predisporre l’affitto dei pascoli e per il pagamento della fida, e non erano rari i casi in cui viaggiavano assieme a loro anche dei giuristi chiamati “causidici” che li difendevano nel caso in cui avessero avuto bisogno di assistenza legale nei luoghi del soggiorno invernale. Questo variegato flusso umano ha contribuito a creare profondi legami tra l’Abruzzo e la Puglia, compreso il Sannio appulo-campano dove si riscontrano ancora oggi culti, tradizioni, toponimi e cognomi similari. I lunghi tratturi si adattavano alle caratteristiche geomorfologiche e climatiche delle regioni attraversate e quindi non richiedevano nessun tipo di manutenzione, mentre adiacenti ad essi si estendevano i cosiddetti “riposi” che erano delle vaste pianure erbose dove le mandrie potevano sostare e con esse anche gli accompagnatori, ma fino ad un massimo di tre giorni perché non potevano precludere ad altre mandrie lo stesso diritto. Tanti furono i ricorsi in tal senso, come molteplici furono gli abusi commessi dai pastori che conducevano gli animali fuori da quei percorsi stabiliti, con multe salate inflitte dagli armigeri baronali nel caso di proprietà dei feudatari locali o da parte degli ufficiali della Regia Dogana di Foggia se si trattava di proprietà della Corona napoletana. I principali tratturi erano 15 per un’estensione complessiva di 1360 Km e quello più lungo collegava L’Aquila a Foggia per un totale di 250 Km ed altri, tra i più importanti, erano il Celano-Foggia, il Castel Di Sangro-Foggia, il Pescasseroli-Candela, il Melfi-Castellaneta, il Barletta-Grumo, il Cassano Murge-Canneto e decine erano i tratturelli ed i bracci di tratturo che li collegava. Con il passare del tempo tutti furono ridimensionati fino a semplici sentieri perché occupati dai cosiddetti, “frontisti” che erano gli abitanti del luogo dove passavano i tratturi e da questa loro comune radice che indicava le persone del posto, vennero spesso chiamati “comunisti”, ma che con il significato politico della parola che conosciamo non ha nulla a che spartire. Quelle terre demaniali che ancor oggi molti agricoltori detengono in virtù di un antico possesso, sta attualmente per trovare un definitivo epilogo ma, durante il corso dei secoli, molte volte furono compiuti dei sopralluoghi e delle reintegre di terreni occupati per varie migliaia di versure di terre coltivate abusivamente e sottratte al demanio fiscale della Corona napoletana. Molte volte, i detentori le hanno trasformate, facendogli perdere la vocazione di terra civica intesa come bene collettivo e, soltanto adesso, i singoli comuni, in virtù di leggi regionali sugli usi civici, stanno accelerando le procedure relative all’affrancazione delle stesse ma vi sono dei problemi di non poco conto poiché vi sono interi quartieri ed a volte intere città come San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo, tutte cittadine del Gargano, costruite su terreni demaniali e quindi gravati da uso civico a cui si pongono problemi di diversa destinazione d’uso di quei territori. Altre volte, su quei terreni demaniali sono stati commessi tanti atti d’illegalità ed  abusivismo anche da Organi ed Enti di Stato. Nel duemila, è stato stimato che nella sola Regione Puglia c’erano più di centomila ettari che avrebbero dovuto essere considerati demani civici ed oggi si sta provvedendo alla loro alienazione. Ma gli abusi e le occupazioni non riguardarono solo la storia del nostro territorio durante questi ultimi due secoli, ma si verificarono da sempre, poiché essendo quei tratturi di così grandi dimensioni ed usati solo due volte all’anno per la discesa e la risalita delle greggi, vi furono infinite lagnanze da parte dei pastori presentate presso gli uffici doganali e varie furono le reintegre operate dai vari governanti, tese a recuperare quelle aree che erano state messe a coltura o su cui si procedette a costruzioni e manufatti abusivi. Alcune volte, come riportato nella Dogana I serie b. 38, nel 1611 i proprietari d’armenti attribuirono la responsabilità della moria delle loro pecore alle occupazioni abusive dei tratturi che non gli permettevano di scendere celermente lungo di essi, ridotti in larghezza anche dalle colture agrarie impiantate che rallentavano il cammino delle greggi e, non potendo raggiungere i riposi dove veniva loro assegnate la Posta di riferimento, venivano raggiunte dal freddo e dalla neve.

        Tra le reintegre più importanti si devono ricordare quella del Capecelatro tra il 1651 ed il 1652, del Revertera nel 1676, del Crivelli nel 1712, di Ribas nel 1724, di Danza del 1778, del Duca Della Torre nel 1810, dell’Intendente Santangelo nel 1834, a cui s’aggiunsero reintegre parziali o specifiche preposte dalle autorità doganali, tutte tendenti a dirimere le annose controversie documentate da abbondanti fonti bibliografiche ed una delle tante è, ad esempio, quella  (Foto 2) del fondo Dogana delle pecore I serie, b. 80  f. 1267 dove vi è la pianta del territorio di Candela ed in basso a destra la Posta di Monterocilo, disegnata dal Regio compassatore Michele della Croce nel 1739 dove, a quei tempi e non solo, vi fu una grande conflittualità sul terreno demaniale detto “Il Piano dei Morti”, dove giungevano molte greggi di locati dall’Abruzzo e dall’Alta Irpinia e tra quest’ultimi, i più fortunati e soprattutto quelli che godevano di maggiori aderenze, trovarono assegnazione e riparo per le loro greggi e per i loro pastori nelle Poste più vicine a casa loro, li dove passava il principale tratturo proveniente dall’Abruzzo o in Locazione di Vallecannella o in Locazione di Feudo d’Ascoli (Foto 3), tanto dettagliatamente riportata nel fondo della Dogana I n.20 dall’Atlante di Antonio e Nunzio Michele nel 1686; gli altri locati, invece, proseguivano il loro cammino per giorni e giorni verso quella di Cornito, di Guardiola, della Camarda e di Casal Trinità.

        Nella città di Foggia, fin dai primi anni del 1900, fu istituito l’Ufficio per la  Reintegra dei Tratturi, affidato all’Ispettorato Agricolo e Forestale, un ufficio da sempre molto trafficato da agricoltori e politici che avrebbero dovuto risolvere i tanti problemi che i primi hanno da sempre, incontrato con il fisco. A riguardo dei tratturi, Paone5, scrisse che il regio tratturo, quello principale, codificato dai ceppi lapidei come R.T. proveniente dall’Abruzzo, il Pescasseroli-Candela, in prossimità del ponte di Santo Spirito, nella valle del fiume Miscano, ricalcava parte dell’antica strada Traiana ed entrando nel territorio della comunità montana di Valle Ufita, toccava i Comuni di Casalbore, Montecalvo Irpino, Ariano Irpino, Villanova del Battista e Zungoli, mentre nel territorio di Foggia i comuni interessati erano Monteleone di Puglia, Anzano, Sant’Agata, Rocchetta e Candela. L’istituzione della Dogana delle Pecore a Foggia durante l’età aragonese vide Vallata e l’intera area sub-appenninica vivere in funzione del Tavoliere, sia in relazione alla pastorizia che all’agricoltura ma, nel 1600 ed ancor prima, dappertutto, c’erano condizioni di vita assai precarie a cui spesso s’aggiunsero condizioni di degrado e di malattie che trovarono l’apice nella peste del XVII secolo, accompagnata da alcuni anni di carestie in cui, per paura del contagio, si abbandonarono i raccolti, non si coltivarono i campi e non furono più seminate neanche le terre. Poi, ad aggravare la situazione, s’aggiunsero i terremoti che colpirono non solo l’Irpinia considerata da sempre come “terra ballerina”, ma anche i territori limitrofi; ad esempio, nel XVII secolo, furono famosi quelli del 1604, del 1664, del 1680, del 1688, del 1689 e del 1692 ed inoltre, per una visione d’assieme più generale, bisognava anche fare i conti con un potere assai indolente del viceré di Napoli, per non parlare delle oppressioni che vivevano i poveri sudditi costretti da amministrazioni feudali il più delle volte corrotte e dalla scarsa visione dell’economia. Su alcuni personaggi ho nutrito grande comprensione ed a volte un profondo rispetto ed anche se so di averli incomodati un po’ dal loro eterno oblio, era importante che lo facessi perché inseriti in un contesto in cui la storia di ogni singolo uomo non appartiene più solo a se stesso, ma a quella di un’intera comunità, in totale accordo con quanto scritto da De Paola6 il quale riportava che bisogna: “Leggere la storia dal basso nel suo contesto umano per attualizzare la cultura popolare e storicizzarla”. Credo, pertanto, che qualsiasi contributo dato in quel senso possa servire a migliorare i propri orizzonti culturali e soprattutto essere di stimolo per quei ragazzi che, sempre più numerosi, cercano di approcciarsi alla storiografia ed alle tradizioni locali della propria terra. I personaggi individuati hanno vissuto in periodi storici e di transizione assai difficile dove spesso esistevano contrasti politici all’interno delle stesse famiglie e anche se molte volte c’è stata frammentarietà delle fonti, si può affermare che i motivi ereditari e gli interessi economici in generale, sono sempre stati i veri fulcri di liti e di disgregazione familiare. Attraverso il viaggio dei luoghi e dei personaggi si può anche aiutare a capire meglio anche se stessi, specialmente se si individuano dei legami sottili e delle storie nelle quali potersi riconoscere perché il DNA lascia sempre imperituri segni nella propria personalità che si spera possa essere stata migliorata dal tempo e dalla cultura ma, molto spesso, si commettono, sia pur involontariamente gli stessi errori del passato, ed in questo caso non miglioreremo né noi stessi né il mondo che ci circonda. Ognuno, in queste storie può rigettare o fare proprie alcune situazioni ma, così come viene riferito da alcuni articoli specializzati circa il genoma umano, sembrerebbe che certi comportamenti sono conseguenza oltre che del proprio patrimonio ereditario, dell’ambiente in cui si vive, in un rapporto percentuale tra loro uguale al 50%, quindi, essendo, quest’ultimo, notevolmente migliorato dai tempi in cui avvennero gli episodi ritrovati ad oggi, si deve avere anche il dovere morale di migliorare sé stessi e l’ambiente che contribuiamo a formare. Quindi, per capire ciò che succedeva a Vallata anticamente e per poi meglio addentrarci negli episodi di vita quotidiana, è necessario fare un cenno della situazione della Capitanata, perché il Principato d’Ultra era la cerniera tra il Tavoliere e la Capitale del Regno.

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