PRIME LIRICHE 1901-1903 - LIBRO III - DISTICI ED ALTRI RITMI - Canto di estate - Tommaso Mario Pavese.

VII.
Canto di estate.

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Ricordi, Lidia? Il sole brillava pe' rami
        de 'l salice piangente su la tua testa bionda.
Non eri calma: sinistro un pensiero la mente
        t' occupava; qual spillo pungevate il cervello:
i nostri amori, forse, con l' autunno sarebbero morti!...
        Tu languida posavi a 'l braccio mio: pallida.
Come i capelli tuoi, bionda era la luce de 'l sole,
        ma l' occhio tuo guardava lenti i pomi cadere.
Cinerea, per l' aria, cadea sibilando una foglia
        su la tua veste chiara; tu la miravi a lungo:
quando tutte le foglie sarebbero, forse? cadute,
        il nostro amor, Coli esse, sarebbe estinto: alfine?...
L' aer nuvoloso, intorno, gravava come una sciagura,
        evocava ricordi lugubri il mesto luogo.
Anch' io taceva, ma il labbro sfiorava il tuo volto;
        ancor, co 'l braccio molle, a te più mi stringevi.
Or l' autunno passò. Passò il rigore de 'l verno,
        ci unì la primavera, cresce l' amor co 'l giugno.
Vedi: le messi bionde; tranquille si cullano a 'l sole
        che, risplendente, irraggia l' aprico piano d' oro.
Tubando, le tortore s' inseguon per l' alveo de 'l fiume;
        il colombo su' rossi tetti mormora a' baci.
Il ciel di nubi è sgombro; l' olezzo de l' erbe recise
        erra per l' aria mite, sparsa di bianchi veli.
Dormono i boschi: non li agita fiato di vento;
        va tra' lecci una gazza, sola ciarlando, invano.
Tremulo il mare splende, enorme cristallo d' argento,
        lenta vela si culla ne' vivi rai de 'l sole.
Un rematore canta; lungi, il canto la brezza porta,
        ondeggiante per l' aria come ala di farfalla.
Sotto la galleria va il treno, ecco, cupo rombando;
        va con sibilo atroce, pe' monti di granito.
Trascorre le boscaglie, villaggi ne '1 sole dormenti,
        manda nuvoli foschi su le tranquille vigne.
E vola e vola e vola, orribil su 'l ponte metallico,
        tra gli elettrici fili, tra la fuga de' pioppi.
Da 'l sotterraneo sbuca il mostro, con mugghio di turbo,
        precipita, serpeggia, mandando ululi e fischi.
Corre appo il fiume, che Iimpidi manda fulgori,
        come il tuo occhio, o Lidia, traverso i lunghi cigli.

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