PRIME LIRICHE 1901-1903 - LIBRO III - DISTICI ED ALTRI RITMI - In giardino - Tommaso Mario Pavese.

V.
In giardino.

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Statura tua assimilata est palmae....              
Dixi: ascendam in palmam, et apprehendam
fructus eius ....                                            
Pone me ut signaculum super cor tuum,ut  
signaculum super brachium tuum....        
C
ANTICO DE CANTICI.                

Erra per l' aria un tripudio di canti festosi,
        di sorrisi, di carmi e di sonanti cetre.
Il giardino fiorisce i profumi di languide rose,
        di viole azzurre, di garofani accesi.
Spargono i peschi a '1 suolo fiori rossi e vermigli:
        a 'l vento i lauri inni solenni cantano.
Il giardino fiorisce. Il sole, tra' rami, sereno
        traluce, o Lidia, come il dolce occhio tuo;
ne la marmorea vasca che arguto Tritone di pura
        linfa ricolma, fulgido esso risplende.
Calmi e tranquilli i pesci, come vivida carne rossi,
        guizzando rapidi, li occhi a 'l ciel fisan, vispi.
Da la bocca, il Tritone suonante la conca marina
        riversa l' acqua ne 'l marmoreo vivaio;
sferza i cavalli che portanlo su la quadriga,
        mentre la coda lambisce l'onde placide.
L' edera verde su 'l dorso divino si attacca,
        e forte abbraccia la risuonante tromba.
Aleggiano per l' aria argentee farfalle leggiadre:
        un vago passero posa su' rami, muto.
Mormora la fontana, che ride ne' vivi zampilli
        de 'l sol la luce tremuli rifrangenti;
piegasi in arco l' acqua, mandando metallici sprazzi:
        cade ne 'l cavo bacino, e non trabocca.
Liquido il flutto rinnova con murmure grato;
        e pe '1 palagio un dolce incanto effonde.
Il vento, a quando a quando, passando tra li alberi in fiore,
        porta il profumo de le giovani rose.
Viene una donna; ondeggia la chioma per veste
        candida, bionda su la scoverta spalla.
Son le sue poppe, qual due bianco-fioriti gigli
        a notte mite, sotto la bella luna.
Ha la sua bocca de 'l nardo nascente l' odore,
        i tersi denti sono lucide perle:
di cigno il collo — avorio flessuoso — s' innalza
        qual bianca torre occhieggiante tra' salci;
i languidi occhi son come topazi lampanti,
        appar sul' voto l' ombra de' lunghi cigli.
Alta come una palma (so i tesor che la veste asconde),
        passa tra' fiori che piegansi a baciarla.
Stanca ella pare. Un mesto ricordo la guida,
        forse, ne 'l luogo, dove uniti i cuor nostri
battevano. Che?, forse lontano è il ricordo dolce?...
        Stringevami ieri a l' odorosa bocca.
Or, la bella regina non volge uno sguardo, passando,
        a me che occhieggio per la fiorita siepe.
Eppur gli augelli, a frotte vaganti per l' aria,
        cantano a lei: — Ama, regina bella.—
Cantano i garofani a le tenere viole brune:
        — Bello è l' aprile; o vaghe ninfe, amiamo. —
Mormora l' acqua, e dice: — Se non battono, i cuor son tristi,
        sia Amor tuo dio, mentre bellezza arride.—
Il mio pensiero cinge la persona leggiadra, e dice:
        — Breve è la vita; facciam la pace, amiamo.—
Placido il ruscel, laggiù, a' teneri amori sorride,
        sposando il ritmo a lo stormir de' faggi.

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