PRIME LIRICHE 1901-1903 - Da Orazio - Libro 3, ode XIII - Tommaso Mario Pavese.

XV.
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Libro 3, ode XIII degli epodi.

Orrida tempesta ha coperto il cielo, e piogge
        e nevi portan giù Giove; ora le selve e il pelago
sotto l' aquilone suonano. Traggiamo, amici,
        occasion da 'l giorno, mentre il corpo è valido
e convien che tristezza lontan da' vecchi stia.
        Tu, i vin raccolti quand' era Torquato mio console,
adduci, nè d'altro parlar: forse un dio, con vece
        benigna, tutto a 'l prisco ordin tornerà. Or di persico
nardo cospargersi giova e, con la dolce lira
        di Mercurio, toglier da' petti le crude angustie.
come il nobile Centauro cantò a 'l grande alunno:
        — Morlal fanciullo invitto, nato da la dea Tetide,
t' attende di Assaraco il suol, che, gelidi fiumi
        solcano il piccol Scamandro, e il Simoenta celere:
d'onde, con fato irrevocabile, redir le Parche
        ti vietàr, nè ridurratti a Ftìa la madre glauca.
A Troia, ogni mal lenisci co 'l vino e co 'l canto
        che son dolci sollievi ne I' opprimente angoscia. —

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