PRIME LIRICHE 1901-1903 - EPOPEA GARIBALDINA - Morte de l'Eroe - Tommaso Mario Pavese.

X.
Morte de l'Eroe.

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L' ultimo raggio de 'l cadente sole, di roseo lume
        Caprera avvolge, e de' pini e de le rocce il sommo indora.
        Una serena pace, da ‘l ciel, su l’ isola piove,
        e il mare, mormorando, canta una solenne canzone:
        brulle, in fondo, le montagne de la Corsica azzurrine.
        Ne l’ ampia stanza ove, mesto e pallido, il raggio de 'l giorno
        morente pènetra, e i volti di pallor suffusi illùma,
        giace l’ Eroe, con lo spento sguardo cercando il cielo.
        Quel silenzio straziante, solo il suo rantolo rompe,
        roco, cadenzato come, ne 'l cavo, stillante goccia:
        l’ effige de la Madre, sorridente e muta, lo guarda,
        e, con un invito benigno, pare che a sè lo chiami:
        e, da l' aperta finestra, prospiciente su l mare,
        odora una soave brezza che Gli carezza il volto.
        Ne l' aria, passar raminghi uccelli che vanno cantando,
        due trillanti passeri si posano su la finestra,
        e Eroe vi riconosce l' alme de' figli chiamanti.
        Indi, un grave sopor l' invade: non è, però, già morto:
        ne la guerra esercitata, la sua fibra ancor resiste.
        Ma ecco, roco il rantolo, di nuovo sonar ne la stanza,
        cupo, profondo, cadenzato, come la morte, greve.
        La Parca afferra l' Eroe e lo stame tronca tenace,
        la Gloria a lei Lo strappa e Lo pon de' secoli su 'l monte.
        L' ombra notturna, intanto, su l’ isola fatal già scende,
        il mare, mormorando, ecco, intona una mesta elegia,
        il mondo, dolente e orbato, di lode inni a l' Eroe canta,
        mite il ciel d' Italia a l' ascendente Anima si schiude,
        la nebbia marina, come in lutto, avvolge Caprera.

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