''TOTONNO'' di Gennaro Ciampolillo

TOTONNO
di Gennaro Ciampolillo

L'estate, quest'anno, Ŕ muta, dolente!
In mezzo alla piazza tra "Gianni" e "bar Wanda",
la voce di Nufrio, nessuno pi¨ sente:
Totonno non c'Ŕ e Vallata si Ŕ spenta.

Lo dicono tutti, adesso che Ŕ assente,
che lui era un "tipo"... "rompeva", ma in fondo
in questo paese, ancora Ŕ presente.
Intorno alla piazza... silenzio profondo.

Gli amici pi¨ cari, lo cercano invano,
si sentono privi e pensano mesti,
di lui ripetendo un motto lontano
oppur le sfuriate a volte       funesti.

Totonno veniva dal primo mattino,
in piazza Mercato, a guisa di vate,
la voce tonante, borsello, taccuino,
in cerca di spunti, per nuove scenate.

Politica, gente, usanze e costumi,
prendeva in rassegna, citava in francese,
la gente sentiva, perdeva un po' i lumi
e lui che frustava ancora il paese.

Dall'alto Totonno, adesso ci mira,
sornione, sorride e resta silente.
La sua Vallata, lo pensa e l'ammira.
Lui prima parlava... adesso ci sente.

Gennaro Ciampolillo

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