Vallata - Elio Gerardo Tanga - LO SCRIGNO -

Elio Gerardo Tanga
"Lo Scrigno"

Gabrieli Editore

        Quando viene l’occasione di presentare un nuovo poeta, si avverte un senso di ansia e di perplessità insieme, dovute a quella vaga previsione dell’indeterminato che accoglie i dati dell’anima di un uomo, così aperto ad offrire i frutti di un suo sogno segreto: forse con la fiducia di indicare una nuova luce: quella stessa che arde nella sua mente e che vede probabilmente ardere al centro dell’universo.
        E così questa ansia si dissolve alla sola certezza che ogni verso, facendosi atto in quella libera espressione di coscienza, schietta, simile ad acqua di fonte nascente dal cuore delle rocce, giunga al lettore quale remoto desiderio di purificazione del nostro “io”, nell’armonia coll’altro e col tutto, ove si realizza in sensibile tentativo di lanciare un granello, allo sforzo del mondo, nella sua opera di perfezione dei sentimenti e di tensione verso un equilibrio, o giustizia, fra le cose dell’uomo.
        Questo Editore, ritenendo il tessuto della vita un mostruoso ed affascinante ricamo di chi e di quanti sanno amare ed odiare, con la convinzione che ogni azione e pensiero lasci un riflesso, un’impronta o una condizione nella immensa costruzione dell’evoluzione della nostra specie, introduce questa poesia in quanto ne rappresenta un punto dell’incandescente ed arcana struttura.

L’EDITORE

A mia figlia
Tu, memoria del nostro futuro,
impronta di mille carezze.

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Il Lago

Il lago accigliato
teneva
dentro di sè
il natante.
S rifiutò
cocciuto
di darlo al sole.
Si somigliano.
Custodi
di uno stesso segreto.

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Custode

“...che sono io
custode non di anni ma di attimi”
Vittorio Sereni

I grafemi del nome
che mi porto
irrefrenabilmente s'adagiano,
voli senz'ombra,
in spazi distanti
oltre i segni.
( In sé
di me invisibile ).
Sono io
o essi
custode di entrambi !

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Preghiera
( Per il rosone della Chiesa Madre )


Preghiera.
Prima memoria in festa.
Soliloquio.
Lingua di tutti i dolori,
per popoli
di tanti colori.
La preghiera
si sfalda docilmente tra
mani congiunte,
ossute.
Il dolce monito
racchiuso
genuflesso e recitato
è un rutilìo nell'oscuro:
estrema attesa
del più duro
Azzurro convoglio.

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Alla Nonna

Cantò il suo ultimo
inno sacro.
Pregò per se stessa,
a lungo.
Baciò la sacra effige,
implorando un incontro.
Il suo ultimo sguardo
ammantò tutti,
i presenti.
Benedisse
gli assenti.

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Ai Bambini

La loro fronte alta,
bianca, interrogativa.
Poso timidamente
la mia orma,
lungamente.

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Il Mare

Il mare mi
accarezza,
insolitamente.
Che voglia la mia anima?
Quel bacio
salato
me l'ha rubato
involontariamente.

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Un Lampo

In un baluginar
di lampo
gli alberi,
cattedrali di cristallo
finemente avvolte
tra le vesti della notte.

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Progresso

Voleva spegnere
l'elettricità con un soffio.
La spense
con una scarpa.

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Vivere

Soffusione di sapido ambrosio
ove l’immagine s‘inchioda
tra il finito e l’infinito,
e l’immenso vivere
è la volontà di grande coraggio.

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Al Mattino

Il ciclo si       
            ripete,
nomademente.
(L’ombra:       
                        gira l’angolo).

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Sogno

La nepente l’ha profuso.
La cima dell’ovattato
si scuote
nell’inquieta presa d’atto.

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Foglie D'Autunno (S.D.G.)

Non una assonanza.
Suono           
            compiuto
di una vita       
                vissuta.

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La Rondine che Va

L’ultimo guizzo       
chiude l’immensa    
                            disperazione.
Il cielo, la terra      
si son colorati        
della sua ombra,   
fuggente.            

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L'Irpinia

In questa terra
si è camini
in protervo cielo.
Un fumacchio
riscalda la presenza
solitaria.

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Lo Scrigno

Amore vissuto.
Mai confessato.
        Lo scrigno
         è d’obbligo
                         tenerlo pieno.
E                  
chiuso.

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Le 4 Operazini (o di un amore dimezzato)

Uno più uno                
            uguale uno.
Si assommano            
le cime,                      
        più alte.
Si moltiplica               
                     il pianto inevaso,
nella sua estrema      
               disperazione.
Sottraiamo quel gioco
di mani,                     
    di occhi,
                            di corpi.
E                            
della sua divisione   
il quoziente            
                    si azzera.

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