EROI GLORIA D'ITALI - Tommaso Mario Pavese - Primavera eroica.

3.- Primavera eroica.

        Narrerà la grande epopea, forse al trentesimo secolo, quando gli animi, dopo ed attraverso intense lotte, saranno purificati, e più bello e più radiante risplenderà il sole della civiltà futura, narrerà la nostra grande epopea, o Signori, come i nostri umili eroi, animosi, mossero alla gloria. Era il maggio aulente, e il sole nuovo risvegliava le nuove vite, faceva sfolgorare gl'ideali nuovi.
        Più lieto maggio ìn terra non fiorì.
        Mai un più fecondo lievito di propositi era fermentato...
        O sole di Roma, nulla più grande dei cuore e dei sangue italiano tu possa vedere, mai !
        Verdeggiavano le campagne, i prati, gli alberi; il mare azzurro aveva de' riflessi come d'argento: ma su l'Adriatico intanto echeggiavano, tremendi e monitori, i primi colpi di cannone. L'alba fioriera di gloria e di vittoria era spuntata. Soldati d'Italia, stella d'Italia, avanti ! ...
        O tu, che negli atenei dedichi allo studio il tempo e l'opera, e tu che, nei campi arsi dal sole, santifichi la vita e irrori le messi coi sudore della fronte; tu che, nelle sonanti officine, intrecci i colpi di martello al ritmo delle patrie canzoni, e tu che, dalla strada, occhieggi alla sposa che sorride dal verone; tu che, all'alba ed a sera, andando e tornando dal lavoro, stringi al petto con tenerezza i figli, e tu che dall'altare mandi fervido il quotidiano sacrificio a Dio: lascia il libro a casa o nelle aule, lascia la zappa e gli armenti nelle zolle; prepara nella fumida officina gli ordegni di guerra, lascia la sposa al verone; lascia i figli alla madre, lascia che, dal Cielo, Dio protegga il soldato: e corri, corri, corri col moschetto a baionetta inastata, arma il cannone tonante, figlio d'Italia, combatti e vinci ! Intona, poesia, gl'inni guerrieri...
        E corsero i figli d' Italia, umili e baldí. Vinsero le prime battaglie, i confini impostici furono valicati, il peana della vittoria cominciò ad echeggiare. Gli Austriaci si accorgevano intanto elle, oltre ai mandolini, gl'Italiani sapevano far sonare i fucili ed i cannoni.

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