'' Case di Paese '' di Gennaro Ciampolillo

                         Case di Paese

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E giugno! E finalmente anche a Vallata,
dopo un inverno rigido e crudele,
arriva quella brezza profumata
che sa di fiori, frutta... forse mele.

Anche le case adesso, con l'estate,
dopo una lotta contro gelo e piogge,
appaiono pi¨ liete... rilassate
con le imposte aperte sulle logge.

Intorno ad esse tanti muratori,
con scale, calce, filo e piombo e lenza,
intenti a restauri e lavori,
a prendere misure con pazienza.

Intanto, sopra le vecchie ringhiere,
un trionfo di garofani e di fiori;
ritornano a spuntare le fioriere,
sprigionano profumi e mille odori.

Dalle finestre aperte e dai balconi
che aria che attraversa stanze, androni.
I portoni ormai son spalancati
come polmoni... d'aria affamati.

Povere case, sembrano malate,
che dopo tanti acciacchi, son curate,
palazzi antichi, fermi lý, immoti,
schiaffeggiati da troppi terremoti.
  Versate nei mattoni e nei cementi
sapessi quante lacrime e lamenti
di tanti nonni e tanti genitori,
quante fatiche dure e che dolori.

Povera gente, spinta oltremare,
accolta con sospetti e con offese,
e vivere di stenti, a faticare,
pur di costruire casa, lý, al Paese.

Di tanti, ormai, solo una foto resta!
Ci vedono dal Cielo, sono morti.
La vita va di corsa, non s'arresta
ma non facciamo loro altri torti.

Ci chiedono, dall'Alto, un favore
e pare di sentirli con dolcezza:
"Non vi scordate, figli, del sudore
fatto per voi. Sarebbe un'amarezza

vedere quelle case abbandonate.
Chiudete quelle crepe, lungo i muri,
una seconda morte voi ci date,
statene certi, statene sicuri!"

"Tornate se potete e abbiate cura
che il tempo e il gelo non sgretoli le mura.
Vi aspetteremo a casa, questo Ŕ vero
e non nel freddo di un cimitero!"

Gennaro Ciampolillo

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